venerdì 15 gennaio 2010

Nevicare

"L’estate appassisce silenziosa
foglie dorate gocciolano giù
Apro le braccia al suo declinare stanco
e lascia la tua luce in me
Stelle cadenti incrociano i pensieri
i desideri scivolano giù..."


La neve a Granada, un arrivo inatteso. La guardo scendere un po’ incerta, quel bianco così leggero e pieno d’aria, sembra che non sappia come comportarsi. Mi attraversa con un vagone di domande, ognuna singola come i suoi fiocchi, ognuna diversa. E in-spiegabile.
Iniziamo a fare i conti sui mesi scorsi, su quello che non faremo in tempo a fare e vedere, sui palazzi in costruzione. Aria di neve sul tuo viso, sulla tua pelle tutt’altro che chiara. Aria di nient’altro da aggiungere. È gennaio, corro verso un anno fa. E me lo porto dietro, senza poterlo evitare. Neve, diventata così estranea e imprevedibile, capace di imbiancare la campagna in aprile.
La neve adesso è l’entusiasmo non voluto, infantile, deriso, il naso appiccicato alla finestra, e la nostalgia di poter meravigliarsi e correre fuori con Gloria, con il primo cappello tirato fuori dall’armadio. Pensare che oggi non si va a scuola. Nevica come se tutto volesse farmi ridere. Tante ore di musica e di riconciliazione.
Neve è il nome che ho dato al mio dolore, quando non trovo vie d’uscita dall’inverno della mancanza, dell’impossibilità. Lieve, paziente, che blocca tutto sotto di sé. Quella tristezza ormai quasi familiare che mi hai lasciato quando abbiamo smesso di parlare, è stata la mia neve, la mia incredulità di fronte alla tua schiena. Le tue promesse disattese, la mia neve. La foto in cui ridevi, la sensazione di non esserci mai, di non esserci mai stata. La lettera in cui ti ho scritto che, su di te, avrei voluto nevicare.
Ora se sono debole chiudo la porta, per non farmi scoprire dalla tua fronte corrugata, dalle parole con cui mi rimetti al mio posto. Neve, un telefilm di interventi chirurgici, bisogno di scollegare il cervello un’ora.
Oggi mi chiedo perché non ho rancore per come copre tutto, perché la difendo guardando fuori ogni cinque minuti, mentre spero come i bambini che non smetta, che si posi. Perché mi fa tenerezza. Sarà che ho così tanta capacità di perdonare, che scapperei fuori, e a questo ghiaccio dall’odore sconosciuto chiederei di dissetarmi.


"Something always brings me back to you
it never takes too long
no matter what I say or do
I'll still feel you here 'til the moment I'm gone

You hold me without touch
you keep me without chains
I never wanted anything so much
than to drown in your love and not feel your rain

Set me free, leave me be
I don't want to fall another moment into your gravity
Here I am and I stand so tall
just the way I'm supposed to be
But you're on to me, and all over me..."